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Perché il ritorno di Tremonti a Bruxelles suscita paure e speranze
Coincidenza del calendario, ieri è toccato a Giulio Tremonti inaugurare la politica europea del Cav. IV. Il ministro dell’Economia – che accusa l’Europa dei mali del “mercatismo” e di non proteggersi abbastanza dalla globalizzazione – ha incontrato all’Eurogruppo vecchi e nuovi colleghi, potenziali alleati e antichi avversari. Ha elargito sorrisi sornioni, sguardi freddi, abbracci calorosi e strette di mano distanti, che bisserà oggi nella riunione più allargata dell’Ecofin. “Grazie dell’accoglienza”, ha detto Tremonti all’arrivo. A Bruxelles il suo ritorno suscita le stesse emozioni evocate dal titolo del suo ultimo pamphlet, paura e speranza.

Bruxelles. Coincidenza del calendario, ieri è toccato a Giulio Tremonti inaugurare la politica europea del Cav. IV. Il ministro dell’Economia – che accusa l’Europa dei mali del “mercatismo” e di non proteggersi abbastanza dalla globalizzazione – ha incontrato all’Eurogruppo vecchi e nuovi colleghi, potenziali alleati e antichi avversari. Ha elargito sorrisi sornioni, sguardi freddi, abbracci calorosi e strette di mano distanti, che bisserà oggi nella riunione più allargata dell’Ecofin. “Grazie dell’accoglienza”, ha detto Tremonti all’arrivo. A Bruxelles il suo ritorno suscita le stesse emozioni evocate dal titolo del suo ultimo pamphlet, paura e speranza. Paura che Tremonti sia il solito eurocritico abile nei trucchetti politico-contabili. Speranza che il nuovo corso da statista, inaugurato ieri dal Cav. con il discorso alla Camera, valga anche per il ministro dell’Economia, le sue finanziarie e la sua politica europea. Paura che Tremonti sia il nuovo no-global che vuole chiudere le frontiere alla Cina e all’India. Speranza che l’ideologia protezionista del tremontismo in campagna elettorale venga temperata dal pragmatismo del tremontismo al governo. Jean Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo e premier del Lussemburgo, aveva reagito con una delle sue battute taglienti alla prospettiva di ritrovare Tremonti: “Saluto il ritorno sulla scena europea di Giulio”, ma “aspettiamo che spieghi all’Eurogruppo la politica economica e di bilancio del nuovo governo”. Il commissario agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia, era stato più netto: “Il governo (Prodi) ha compiuto un ottimo lavoro di consolidamento” e Tremonti deve “aumentare gli sforzi per ottenere l’obiettivo di medio termine di finanze pubbliche in equilibrio”. Entrambi nutrono un certo rancore nei confronti del ministro dell’Economia italiano, che grazie a un cavillo tecnico e un’abile mossa politica minò l’autorità di Bruxelles sui conti pubblici nazionali, salvando nel 2003 Francia e Germania dalle sanzioni per deficit eccessivo previste dal Patto di stabilità. Juncker e Almunia attendono i dettagli dei primi provvedimenti fiscali del governo Berlusconi, pronti a fare le barricate contro la finanza creativa e le una tantum tremontiane.
In realtà, Ecofin ed Eurogruppo sono cambiati molto – sia nella loro composizione sia nelle priorità dell’agenda economica – dall’ultima riunione a cui Tremonti aveva partecipato nella primavera del 2006. Il ministro delle Finanze tedesco, Peer Steinbruck, all’epoca neofita dell’Eurogruppo, contrariamente al suo predecessore Hans Eichel, non aveva legato con l’omologo italiano. L’olandese Gerrit Zalm, grande fustigatore pubblico dei deficit eccessivi italiani e delle una tantum di Tremonti, è stato sostituito dal più discreto Wouter Bos. Il francese Thierry Breton, con cui Tremonti aveva fatto comunella per disapplicare il Patto di stabilità a Parigi e Berlino, ha lasciato l’Economia alla più ortodossa Christine Lagarde. Il britannico Gordon Brown, che apprezzava l’intelligenza tremontiana, si è trasferito al 10 di Downing Street, scegliendo un altro liberista, Alistair Darling, come cancelliere dello Scacchiere.
Tremonti dovrà quindi tessere nuove alleanze, con un’attenzione particolare ai contenuti e agli interessi contrapposti, vero banco di prova europeo su cui il ministro dell’Economia è atteso dagli omologhi europei. La Germania ha letto con interesse le critiche di Tremonti all’arrivo dei fondi sovrani di Cina e medio oriente in Europa, ma rispetto al 2003 è tornata al dogma del rigore nei conti pubblici e del pareggio di bilancio. La Francia spera in una mano di Tremonti per promuovere la preferenza comunitaria e ritardare il pareggio al 2012 ma per non rovinare la sua presidenza di turno dell’Unione europea, non tollererà attacchi alla politica monetaria della Banca centrale europea che possano irritare Berlino. Il Regno Unito teme uno spostamento degli equilibri europei a favore delle tesi protezioniste, in particolare su fondi sovrani e commercio internazionale, ma si augura che Tremonti voglia essere coerente e sostenere la posizione britannica sulla necessità di evitare un’eccessiva regolamentazione sui mercati finanziari.
Ieri, con temi marginali all’ordine del giorno dell'Eurogruppo, Tremonti è rimasto “all’ascolto”, rassicurando i colleghi che gli sgravi fiscali annunciati dal nuovo governo saranno adottati compatibilmente con la situazione delle finanze pubbliche. Ma, con la crisi globale, la priorità delle priorità non è più il rigore. Semmai la ridefinizione delle regole che governano l’economia, su cui – come spiega una fonte comunitaria – “nessuno dubita che il ritorno di Tremonti immetterà un po’ di politica”.
In realtà, Ecofin ed Eurogruppo sono cambiati molto – sia nella loro composizione sia nelle priorità dell’agenda economica – dall’ultima riunione a cui Tremonti aveva partecipato nella primavera del 2006. Il ministro delle Finanze tedesco, Peer Steinbruck, all’epoca neofita dell’Eurogruppo, contrariamente al suo predecessore Hans Eichel, non aveva legato con l’omologo italiano. L’olandese Gerrit Zalm, grande fustigatore pubblico dei deficit eccessivi italiani e delle una tantum di Tremonti, è stato sostituito dal più discreto Wouter Bos. Il francese Thierry Breton, con cui Tremonti aveva fatto comunella per disapplicare il Patto di stabilità a Parigi e Berlino, ha lasciato l’Economia alla più ortodossa Christine Lagarde. Il britannico Gordon Brown, che apprezzava l’intelligenza tremontiana, si è trasferito al 10 di Downing Street, scegliendo un altro liberista, Alistair Darling, come cancelliere dello Scacchiere.
Tremonti dovrà quindi tessere nuove alleanze, con un’attenzione particolare ai contenuti e agli interessi contrapposti, vero banco di prova europeo su cui il ministro dell’Economia è atteso dagli omologhi europei. La Germania ha letto con interesse le critiche di Tremonti all’arrivo dei fondi sovrani di Cina e medio oriente in Europa, ma rispetto al 2003 è tornata al dogma del rigore nei conti pubblici e del pareggio di bilancio. La Francia spera in una mano di Tremonti per promuovere la preferenza comunitaria e ritardare il pareggio al 2012 ma per non rovinare la sua presidenza di turno dell’Unione europea, non tollererà attacchi alla politica monetaria della Banca centrale europea che possano irritare Berlino. Il Regno Unito teme uno spostamento degli equilibri europei a favore delle tesi protezioniste, in particolare su fondi sovrani e commercio internazionale, ma si augura che Tremonti voglia essere coerente e sostenere la posizione britannica sulla necessità di evitare un’eccessiva regolamentazione sui mercati finanziari.
Ieri, con temi marginali all’ordine del giorno dell'Eurogruppo, Tremonti è rimasto “all’ascolto”, rassicurando i colleghi che gli sgravi fiscali annunciati dal nuovo governo saranno adottati compatibilmente con la situazione delle finanze pubbliche. Ma, con la crisi globale, la priorità delle priorità non è più il rigore. Semmai la ridefinizione delle regole che governano l’economia, su cui – come spiega una fonte comunitaria – “nessuno dubita che il ritorno di Tremonti immetterà un po’ di politica”.